Per inaugurare questa nuova rubrica di geopolitica, sembra giusto ed opportuno partire da noi, ma noi chi? Noi italiani? In parte, vorrei partire da noi europei, noi europei che oggi stiamo vivendo la più grande crisi istituzionale, ideologica e politica degli ultimi 80 anni.
Quando nel 1989 Francis Fukuyama scrisse il suo famoso libro “La fine della storia e l’ultimo uomo”, nel quale prospettò una fine della storia per come era stata conosciuta e vissuta fino a quel momento, in Europa di colpo ci scordammo che l’era nella quale stavamo entrando non era e non è mai stata la regola, tuttalpiù l’eccezione. Nelle ultime settimane la dura e cruda verità ci ha investito frontalmente scatenando reazioni di vario genere, che qui non intendo trattare. I paesi europei si sono ritrovati a fare i conti con la realtà; e la realtà ci dice che gli equilibri di potere e il sistema internazionale stanno subendo una trasformazione epocale e il vecchio continente non è per nulla pronto a ciò.
Servivano davvero la rozzezza e la pragmaticità di Trump per fare capire all’Europa quello che sta avvenendo? La congiunzione tra Trump e Putin sul futuro dell’Ucraina ha messo di fronte ai governi europei una realtà che fino a pochi mesi fa non era lontanamente immaginabile. L’egemonia americana incontrastata è chiaramente terminata, personalmente ritengo che l’epitaffio dell’egemonia americana si sia consumato nell’incontro tragicamente comico tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, gli Stati Uniti hanno perfettamente intuito lo spostamento del cosiddetto balance of power e si stanno adattando a ciò, cercando di ottenere il possibile; in tutto questo i paesi europei hanno dovuto comprendere con le “cattive” le intenzioni del loro principale alleato e protettore.
Le maggiori potenze revisioniste, ovvero quei soggetti statali che più di altri si impegnano a modificare l’ordine internazionale come Cina, Russia o India, stanno intensificando più che mai la loro crociata per plasmare il nuovo ordine globale spogliandolo di qualsiasi retaggio occidentale e liberale, delegittimando le istituzioni internazionali diventate ai loro occhi mezzi al servizio dei vincitori della Guerra Fredda; la cosiddetta Western authority, così carica di ipocrisia e valori universalistici, sta venendo rigettata in pieno dalla maggioranza della popolazione mondiale. La Hegemonic era, inaugurata all’indomani della fine della Bipolar era, si è ormai trasformata in una Post-Hegemonic era, ovvero il periodo di transizione che stiamo vivendo tutt’oggi, nel quale assistiamo sempre più al ritiro dell’ex egemone e alla comparsa di differenti centri di potere nelle varie regioni del mondo.
Cosa attende noi italiani e noi europei in generale è difficile dirlo, se da un lato lo spettro della guerra suicida alla Russia aleggia nelle menti dei cittadini europei, una rivalutazione degli obiettivi e delle strategie dell’Unione diventa necessaria; la relativa pace e tranquillità vissuta per 80 anni sotto la protezione e il dominio americano sta diventando sempre più un miraggio. La coesione e la determinatezza europea in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo si stanno dimostrando molto più labili di quanto ci si potesse aspettare; le spaccature e discordanze tra i vari membri all’interno dell’Unione sono sempre più evidenti mostrando quei limiti che secondo diversi studiosi si sarebbero creati nei casi di crisi più gravi. L’Europa ora al centro di più fuochi ha perso quelle certezze che le hanno garantito la pace e la prosperità che mai prima nella sua storia ha vissuto.
Al contrario di quanto sostenuto da Fukuyama, la storia non è per nulla finita, semmai l’anomalia storica del dominio liberale occidentale post-guerra fredda ha ormai raggiunto la sua conclusione. L’Europa, e anche il nostro Belpaese, devono essere in grado di navigare in questo mare di incertezza che li circonda, perché i margini per trovare una strategia che garantisca il futuro di un’Europa coesa ed alleata esistono, ma diventano sempre più nascosti dietro alle frasi di burocrati e leader che sembrano non aver compreso il cambio epocale che stiamo vivendo. L’Europa deve tornare ad essere un attore di primo piano indipendente che gestisca la propria politica, soprattutto estera, e che impari a capire come ragionano le altre potenze, quelle che veramente influenzano e influenzeranno il sistema internazionale; smettendo di disumanizzare in principio i soggetti che non rappresentano gli ideali europei, ideali che molto spesso siamo i primi a non seguire.
Ad oggi, l’orizzonte di fronte all’Europa è più cupo che mai, con nubi di tempesta che giungono da ogni direzione, il momento di mostrarsi decisi è arrivato, affrontando i problemi e la realtà che abbiamo davanti. Perché al contrario di certi pensieri di alcuni chiacchieroni d’oltralpe, se dovesse iniziare a piovere non avremmo alcun ombrello sotto il quale poterci riparare.